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Acquisti Viagra sul web? La tua privacy è a rischio

30 luglio 2015 | 20.01
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(Infophoto)

Ci sono problemi riguardanti la sfera più intima dell'uomo che comportano un certo imbarazzo nel chiedere alcuni medicinali al farmacista. "Per questo, sono 5 milioni gli italiani che preferiscono 'proteggere' la propria privacy ricorrendo a discreti, ma incauti acquisti" di prodotti contro l'impotenza sessuale, "su farmacie online straniere spesso con sede in Asia e in India, che neppure chiedono la necessaria prescrizione medica, ma che sovente rifilano prodotti contraffatti, o confezionati senza rispettare le norme di buona fabbricazione a cui sono soggette invece le aziende farmaceutiche italiane". Oltretutto, non è detto che in questo modo la riservatezza venga garantita, fa notare Nicola Bernardi, presidente di Federprivacy.

"Se non fosse per il fatto che la vendita online di farmaci soggetti a prescrizione medica è vietata - ricorda - poter acquistare certi medicinali da siti web italiani darebbe certamente maggiore fiducia al consumatore, e paradossalmente ciò sembrerebbe possibile navigando in rete alla ricerca del farmaco che cura la disfunzione erettile: digitando semplici parole chiave come 'compra viagra online' su Google o su altri motori di ricerca, compaiono infatti decine e decine di risultati, di siti di comuni, province, enti, aziende, sindacati, e perfino Ordini dei Medici, che inverosimilmente sembrano proporre sul proprio dominio web farmaci come appunto viagra, pillole anti calvizie, e anche antidepressivi".

"Queste pagine - prosegue - pare siano frutto del lavoro di hacker malintenzionati che riescono ad accedere fraudolentemente ad aree protette del sito, e a pubblicare così pagine web farlocche fatte ad arte che reindirizzano alle famigerate farmacie lontane migliaia di chilometri".

Il pericolo per gli utenti è quindi quello di essere tratti in inganno pensando che sia davvero il Comune o un'altra pubblica amministrazione a dispensare il farmaco, ma sembra che la questione evidenzi lacune ancor più gravi: "Se i cybercriminali sono in grado di entrare in modo così disinvolto nel sito di una pubblica amministrazione italiana e di mettere online dei contenuti pubblicitari a loro piacimento - spiega Bernardi - possono di conseguenza anche visualizzare e/o alterare dati personali riferiti ai cittadini".

"Viene da domandarsi quindi - conclude - se i titolari di questi siti web mettano o no a disposizione i necessari budget per la sicurezza informatica e la formazione del personale, e se in tali aziende sia stato designato un responsabile privacy, (il privacy officer), a cui dovrebbe essere assegnato il compito di vigilare sulla correttezza dei trattamenti, per evitare le sanzioni del Garante della Privacy, nonché risarcimenti che gli interessati possono chiedere per i danni subiti".

Una situazione che ancora una volta - dice Federprivacy - va a danno dei cittadini, sia perché sono esposti a incauti acquisti o vere e proprie truffe in base a quello che vedono sullo schermo del proprio computer, ma anche perché i loro dati personali che possono essere contenuti in tali siti non sono debitamente protetti come invece prescrive il Codice della Privacy. Una lista di alcuni dei siti hackerati è pubblicata sul sito di Federprivacy.

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