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Accordo Usa-Cina sul clima, da Obama e Xi impegno per la riduzione dell'emissione dei gas serra

12 novembre 2014 | 08.51
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Barack Obama e Xi Jinping uniti per arginare i danni dell'inquinamento: Tokyo fermerà la produzione di CO2 entro il 2030 e produrrà il 20% di energia da fonti alternative. Il capo della Casa Bianca ha annunciato un taglio fra il 26% e il 28% entro il 2025. Wwf: "Potente segnale politico"

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Barack Obama e Xi Jinping (Foto Xinhua)

Il presidente americano Barack Obama e il suo collega cinese Xi Jinping hanno concordato a Pechino nuovi obiettivi sulle emissioni di CO2 nell'ambito della lotta contro i cambiamenti climatici. Xi ha annunciato che l'aumento delle emissioni cinesi di CO2 verrà fermato entro il 2030 e che entro quella data il 20% dell'energia non proverrà da fonti fossili. Il leader cinese non ha fissato un limite al livello delle emissioni o quantificato la loro riduzione, ma è la prima volta che Pechino ha stabilito una data entro la quale vanno ridotte le emissioni inquinanti.

"Sono orgoglioso di annunciare questo storico accordo", ha detto Obama in conferenza stampa. Per gli Stati Uniti, assieme alla Cina maggior paese inquinatore del mondo, il capo della Casa Bianca ha annunciato un taglio del 26-28% di emissioni di CO2 rispetto ai livelli del 2005 entro il 2025. Si tratta di un'ulteriore passo rispetto al precedente obiettivo di un taglio del 17% rispetto al 2020. Secondo le stime, Stati Uniti e Cina sono responsabili di un terzo di tutte le emissioni di gas serra.

Galletti: intesa di portata storica - "L'intesa Cina-Usa sul contrasto ai cambiamenti climatici è di portata storica, l'unità dei Paesi Europei ha favorito questa svolta", ha scritto su twitter, il ministro dell'Ambiente, Gian Luca Galletti.

Wwf: potente segnale politico - Per il Wwf "l'annuncio di nuovi target di riduzione delle emissioni da parte dei due più grandi emettitori mondiali - Cina e Stati Uniti - lancia un segnale politico importante e potente. Ci sarà un'azione globale sul cambiamento climatico e un accordo globale Onu sul clima nel 2015". "Tutti i governi devono ora accelerare il ritmo e la portata dei loro impegni per i negoziati sul clima delle Nazioni Unite. E dovrebbero iniziare nel corso della riunione del G20 di questo fine settimana, annunciando di voler porre fine ai sussidi ai combustibili fossili (impegno già preso a Pittsburgh nel 2009): 88 miliardi di dollari che ogni anno vanno ad alimentare la maggiore fonte di anidride carbonica e, quindi, il cambiamento climatico", dice Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del Wwf Italia. "Siamo alla vigilia della Cop 20 di Lima, poi c'è un anno di negoziati sino al traguardo di Parigi, alla fine del 2015. Il fatto che Cina e Usa abbiano messo sul piatto un primo impegno è un ottimo inizio, vuol dire che non si arriverà all'ultimo momento con le carte tutte coperte, come avvenne a Copenaghen, provocando poi il sostanziale fallimento del tentativo di concludere un accordo globale significativo. In termini di numeri, lo prendiamo come un primo impegno, la scienza del clima e l’equità richiedono più azione".

Il Wwf invita adesso gli altri leader, a partire da quelli delle maggiori economie, ad annunciare ora i loro impegni di riduzione delle emissioni e di aiuti finanziari entro l’inizio del prossimo anno. "La partita è appena cominciata – aggiunge Midulla - Stati Uniti e Cina, ma anche gli altri Paesi devono puntare sui target più alti possibili per riuscire a raggiungere l’obiettivo di rimanere ben al di sotto dei 2°C di aumento medio della temperatura globale, rispetto all’era preindustriale, ed evitare il cambiamento climatico disastroso".

In questo senso, conclude Midulla, "anche l’Unione Europea deve compiere uno sforzo maggiore per guadagnare in autorevolezza e favorire l’accordo globale. Del resto, anche sul piano economico, l’azione decisa da subito paga ed evita perdite enormi in futuro". Per quel che riguarda gli Usa, il Wwf sottolinea che l’impegno avanzato in passato di ridurre le emissioni del 30% entro il 2025 dovrebbe essere il riferimento per l’accordo finale.

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