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Coronavirus, scuole chiuse in tre regioni

POLITICA
Coronavirus, scuole chiuse in tre regioni

(Fotogramma)

Un allentamento delle misure sul versante sanitario per il contrasto alla diffusione del coronavirus -con la chiusura delle scuole che dovrebbe essere confermata solo per Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna- e l'assicurazione del massimo impegno del governo contro le ricadute economiche, causate dall'emergenza con l'annuncio, da parte del premier Giuseppe Conte, di un terzo decreto per il rilancio dell'economia, oltre a quello varato ieri sera e quello atteso per la prossima settimana.


Oggi il presidente del consiglio ha riunito alla sede della Protezione Civile i ministri dell’Interno, Luciana Lamorgese, quelli della Salute, Roberto Speranza, delle Infrastrutture, Paola De Micheli, degli Affari Regionali. Francesco Boccia e dello Sport, Vincenzo Spadafora. Collegati in videoconferenza i presidenti delle regioni. Sul tavolo le nuove misure sull'emergenza che verranno messe nero su bianco in un dpcm atteso per domani mattina.

Lo stesso premier, al termine della riunione, ha ribadito l'orientamento a confermare misure più stringenti, chiusura delle scuole innanzitutto, solo per le tre regioni più colpite. "In questo momento il comitato tecnico scientifico è ancora riunito per le ultime valutazioni. Non anticipo nulla ma ragionevolmente per quanto riguarda le tre regioni" più colpite "adotteremo misure di prudenza che si distingueranno dalle altre per la stragrande maggioranza delle regioni".

Insomma verso il ritorno alla normalità per il resto della regioni anche se, a quanto viene riferito, si sta ragionando se adottare un'uscita graduale per le province confinanti con le tre regioni più colpite. Ma è soprattutto sull'emergenza economica che si sofferma Conte sia con i giornalisti, lasciando la Protezione Civile, che nella riunione con i governatori a cui ha ricordato le misure di immediato impatto per le situazioni più critiche, approvate ieri, tra cui ad esempio la previsione della cassa integrazione ordinaria e in deroga.

"Si tratta di un primissimo intervento", ha detto Conte, annunciando che il Governo sta già predisponendo un altro intervento di urgenza, "più organico e incisivo", di sostegno al tessuto produttivo delle regioni, che sarà approvato nei prossimi giorni.

"Ma non ci accontenteremo", stiamo lavorando "a una terapia d'urto, a un complessivo provvedimento di rilancio del Paese" che preveda tra le altre cose l’accelerazione dalla spesa degli investimenti, la semplificazione dei procedimenti amministrativi. "Non ci fermiamo qui" ha assicurato Conte.

La 'terapia d'urto' di cui ha parlato Conte con i governatori sarà contenuta in due decreti già in lavorazione. Spiega il premier ai cronisti: dopo quello di ieri "ci sarà un secondo provvedimento per misure più incisive che riguarderà tutto il sistema produttivo, non solo delle regioni interessate ma anche le restanti".

"Ma stiamo lavorando anche a un terzo intervento ancora più organico e complessivo perché siamo consapevoli che l’Italia ha bisogno di una grande spinta per la crescita economica", ha sottolineato il presidente del Consiglio.

"Stiamo Lavorando intensamente perché questo è il momento di gestire l’emergenza sanitaria ma anche di continuare la vita di tutti i giorni, di far correre il paese e con questo terzo e ultimo intervento stiamo lavorando a una forte spinta semplificatrice e a una grande accelerazione delle spesa per investimenti", ha concluso il premier.



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