Il presidente della delegazione europea nell'assemblea parlamentare bilaterale saluta con favore le parole del primo ministro britannico sulla necessità di rivedere il rapporto con l'Unione, fino a ipotizzare una retromarcia sulla Brexit
I vertici dell'Unione Europea e del Regno Unito dovranno "sfruttare" appieno il prossimo summit bilaterale per "girare pagina" nei rapporti tra le due sponde della Manica, verso un "nuovo partenariato", che potrebbe anche sfociare nel ritorno della Gran Bretagna nell'Unione. Ora tocca al premier britannico Andy Burnham "chiarire" che cosa vuol fare, come intende procedere e con quali tempi. E, se il Regno Unito dovesse rientrare, naturalmente perderebbe lo status "speciale" al quale ha rinunciato con il referendum del marzo 2016 e con la conseguente uscita dall'Ue.
L'eurodeputato di Renew Europe Sandro Gozi, eletto in Francia e presidente della delegazione europea nell'assemblea parlamentare di partenariato Ue-Regno Unito, il principale canale di collaborazione tra il blocco dei 27 e l'ex membro, è lieto delle parole pronunciate dal premier britannico, che confermano quello che va dicendo da mesi, cioè che la linea seguita fino a ieri dal Labour, in sintesi 'far funzionare' la Brexit, era sbagliata.
"Sono soddisfatto - dichiara all'Adnkronos - perché da tempo dico che le linee rosse di Keir Starmer (ex premier britannico, ndr) erano rese obsolete dalla storia, dall'evoluzione mondiale, dal nuovo contesto geopolitico e anche dalle necessità economiche. Quindi per me è una bella notizia che il nuovo primo ministro Andy Burnham lo abbia detto chiaramente, in pochi minuti di discorso a Liverpool, e molto chiaramente in un'intervista che è seguita dopo su Bbc Four. Le linee rosse - sottolinea - ormai sono morte e sepolte e credo anche che dobbiamo osare".
"Auspico - continua Gozi - che Andy Burnham e Ursula von der Leyen sfruttino tutto il potenziale che c'è nel loro summit tra esecutivi del prossimo novembre. Certamente noi parlamentari, che ci riuniremo come assemblea parlamentare a Londra, a Westminster, in novembre, dovremo dare una spinta molto forte, per girare veramente pagina e entrare in un nuovo partenariato".
Cosa succederà ora, però, è tutto da vedere. "E' chiaro - riconosce - che ci sono anche molte domande. Perché le linee rosse sono morte, però che cosa c'è al posto loro non lo sappiamo. Quindi è molto importante che Andy Burnham utilizzi il suo primo summit con Ursula von der Leyen per spiegare cosa intende per questa prospettiva europea. Qual è la tempistica? Vuole costruire un nuovo rapporto, un nuovo partenariato già ora, prima del 2029? È una visione a cui darà concretezza solo dopo le elezioni 2029? Prima del 2029 cosa è disposto a fare?".
Per Gozi, sono "tutte domande che noi legittimamente dobbiamo farci, ma a cui Andy Burnham deve essere pronto a rispondere, per sfruttare una possibile dinamica positiva. Perché - sottolinea - quello che succede in Europa e nel mondo spinge per una nuova relazione tra Ue e Regno Unito, che potrebbe essere anche il ritorno nell'Ue del Regno Unito. Credo che sarebbe la più grossa sconfitta dei sovranisti e nazionalisti di ogni ordine e grado. Inclusi gli italiani e inclusi i Meloni, i Salvini e i Grillo che brindavano alla Brexit nel 2016".
Il ritorno del Regno Unito nell'Ue, tuttavia, appare un'opzione massimalista: c'è stato un referendum popolare che ha votato chiaramente per la Brexit, anche se i sondaggi indicano un mutamento nell'opinione pubblica. "Io credo - risponde Gozi - che molto dipenda dai britannici. È evidente che io credo che il posto del Regno Unito sia nell'Unione Europea, ma è chiaro che dipende dalla volontà e dalla determinazione dei britannici. Sono loro a dover convincerci della loro serietà e della loro determinazione. Non siamo noi a dovere sollevare dei dubbi: sono loro che ce li devono togliere".
Per Gozi, "anche alla luce di quello che è successo, delle difficoltà della Brexit, del negoziato molto complicato che ne è seguito, è Andy Burnham che deve chiarire esattamente il percorso. Poi è chiaro che si inizierebbe un nuovo negoziato, in cui il Regno Unito non avrebbe più quello stato speciale che aveva al momento della Brexit, a cui ha rinunciato in maniera democratica, ma scellerata e disastrosa per se stessa".
Quindi, ad esempio, possono scordarsi il rebate, lo sconto al contributo al bilancio Ue strappato da Margaret Thatcher al grido di "I want my money back"? "Assolutamente", risponde. L'europarlamentare, comunque, è ottimista, e vede "la possibilità di costruire una nuova area di cooperazione economica, diplomatica e di sicurezza tra Unione Europea e partner che la pensano allo stesso modo, come il Canada, il Regno Unito, la Norvegia. Credo che quindi, in questo nuovo contesto, ci sia una grossa opportunità per la relazione tra Unione Europea e Regno Unito", conclude.