Per presentare la collezione per il prossimo autunno-inverno un’installazione di 50mila pezzi di seimila categorie diverse, che racchiudono Dna del marchio. Rosso, 'la nostra una storia incredibile'
Bombolette spray, un lampadario gigantesco, gonfiabili, confezioni di profilattici sparpagliate a terra. E ancora, manette, animali di peluche, palline da tennis, fenicotteri rosa, cavallucci a dondolo e tanto altro. Letteralmente: di tutto e di più. Benvenuti da Diesel, dove ogni oggetto fa rima con provocazione. È questa, del resto, l’identità profonda del marchio del gruppo Otb, che apre la settimana della moda di Milano con uno show capace di racchiudere un universo intero. Al centro della scena si accumulano, come in un caveau, circa 50mila oggetti, pezzi d’archivio presentati come testimonianza vivente dell’evoluzione del brand dal 1978 a oggi. Una scenografia che è anche installazione immersiva, composta da materiali e oggetti riutilizzati, provenienti da circa 6.000 categorie diverse. Un 'museo pop' di quasi cinquant’anni di creatività, ribellione e ricerca. È il Diesel memorabilia show, ed è molto più di una sfilata, perché ogni oggetto racconta una storia diversa, restituendo perfettamente l’anima del brand.
In passerella, per il prossimo autunno-inverno, torcere e avvolgere diventa un imperativo volutamente 'sbagliato', impossibile da rimettere a posto. Il denim è 'cotto' con pieghe permanenti, i trattamenti sui tessuti fanno sembrare i capi come se fossero stati raccolti dal pavimento. Ne nasce un guardaroba sovversivo, irregolare, vitale, che parla attraverso le proprie imperfezioni. “Questa collezione parla di quando ti svegli in un posto senza sapere cosa sia successo la notte prima, ma ti senti la persona più splendida del mondo - racconta Glenn Martens, direttore creativo del brand -. Quando sgattaioli via dalla stanza d’albergo di qualcuno che nemmeno conosci e sei davvero al massimo. Sono capi super indossabili per una vita di successo: l’essenza di Diesel”.
La sfilata apre gli archivi del marchio, che tra due anni festeggerà i suoi primi 50 anni, in una celebrazione sospesa tra passato, presente e futuro. Attraverso il riuso e la trasformazione, l’allestimento racconta anche l’impegno verso l’upcycling creativo, riflesso nella collezione, che utilizza materiali responsabili e riciclati nel denim, nel ready-to-wear e nelle borse. Una narrazione coerente con l’idea di ‘Successful Living’ che accompagna Diesel da decenni. Sulla catwalk, i top in jersey a doppio strato sembrano arricciati e indossati in fretta ma sono in realtà costruiti con precisione. Le maglie stropicciate vengono ‘bollite’ partendo da volumi oversize. Il denim, trattato con resina, conserva pieghe permanenti, come se i jeans fossero stati vissuti senza sosta. I modelli extra-lunghi presentano spacchi verticali nascosti alla caviglia, pensati per accogliere il tacco a spillo, chiusi con ganci e occhielli per un tocco più audace. I pantaboots hanno suole piatte e appuntite, progettate per vestirsi in pochi secondi. Gli hotpants in denim stretch sembrano avvolti in un gesto istintivo. C’è anche un tocco di grunge, con gonne e shorts tartan indossati su t-shirt sbiadite che ricordano quelle dei tour delle rock band.
Cappotti e giacche in alpaca e lana sono soffici, sfoderati, destrutturati. Le maglie intarsiate presentano trafori floreali, come se la lana fosse stata rosicchiata. I pantaloni reinventano la funzione con tasche sull’orlo, appoggiate sulla scarpa. E ancora, le gonne in velluto denim esplodono in volumi amplificati, i jeans distrutti vengono tempestati di cristalli e stratificati con tulle sfrangiato. Le jumpsuit trompe-l’oeil imitano t-shirt e gonne arricciate, mentre le gonne integrano piccoli leggings interni, rendendo il look teatrale ma praticabile. Texture e colori si muovono senza freni: denim floccato, monster coats patchwork, cappotti in pelo con tagli a vivo, pelle dipinta in sfumature delicate. Il velluto drappeggiato diventa un’esplosione cromatica continua. La sperimentazione resta centrale: i capi stampati vengono laminati, plastificati, poi crepati per rivelare il pattern sottostante. A volte è un semplice top, altre un cappotto monumentale. Sempre, è una rivelazione visiva ed emotiva.
Tra gli accessori debutta la D-One, con manici trasformabili in cinturini multipli, proposta in pelle, denim cristallizzato e stampe floreali. Tornano la Dome bag e la 1DR rinnovata. Le calzature sono scultoree, con punte sollevate e pareti laterali. Mule sandali con fibbia completano la proposta. A tenere insieme questo universo è la visione del fondatore Renzo Rosso, che racconta: “La Milano Fashion Week parte con un viaggio nella nostra storia, è sempre bello essere i primi, perché crea entusiasmo. Fra due anni saranno 50 anni di Diesel, anche se io non sento questa età ma la forza del nostro Dna. Abbiamo un archivio di 120mila capi e quando vado a vederlo rivivo davvero tutti i momenti: abbiamo una storia incredibile”.
Sul lavoro creativo di Glenn Martens, fiore all’occhiello nella sua scuderia di marchi, evidenzia: “C’e il Dna retro insieme alle tecnologie più avanzate, non abbiamo pari sul mercato”. E sul futuro del suo marchio non ha dubbi: “Diesel è ben gestita, continuiamo con l’innovazione e con l’intelligenza artificiale”. Per i 50 anni del marchio si aspetta un evento degno della sua grande festa per i 70 anni, da poco compiuti: “Speriamo di fare ancora meglio” si augura. Intanto, questo show, molto pop e molto memorabilia, è un grande archivio vivente, un racconto stratificato fatto di oggetti, capi, ricordi e visioni a dimostrazione di come, a quasi cinquant’anni dalla nascita, Diesel continua a costruire il proprio futuro tenendo ben presenti le proprie radici. (di Federica Mochi)