La reale, nipote della Regina Madre Sirikit, racconta all'AdnKronos la collezione per la primavera-estate 2027 'Soul Of an Empire' presentata alla Milano Fashion Week
Dall’India degli anni Settanta, con le sue architetture, i colori e le tradizioni artigianali, alla Thailandia contemporanea, di cui vuole raccontare l’identità attraverso la moda. Con 'Soul of an Empire', la collezione primavera/estate 2027 presentata a Milano, Sua Altezza Reale la principessa di Thailandia Sirivannavari Nariratana Rajakanya intreccia culture ed epoche, accostando il rigore della sartoria alla sensualità dei drappeggi e a un’attitudine rock. Dal 2005 alla guida della maison che porta il suo nome, la principessa, laureata in Belle Arti e Arti Applicate alla Chulalongkorn University, un master in Design a Parigi, e diverse esperienze tra Giorgio Armani, Ferragamo, Balmain e Dior, ha costruito un linguaggio creativo che unisce le radici thailandesi a una visione internazionale. Un percorso ispirato dagli insegnamenti della nonna, la Regina Madre Sirikit, come racconta in questa intervista all'AdnKronos, e alimentato dalla passione per l’arte, la musica e la fotografia. Centrale nella sua idea di moda sono il ruolo dell’artigianato, il futuro creativo della Thailandia e il valore dell’esperienza umana nell’era dell’intelligenza artificiale.
Sua Altezza, sono passati più di vent’anni da quando ha fondato il marchio Sirivannavari. Come è nata la sua passione per la moda e quali sono state le sfide più importanti del suo percorso?
"La mia passione per la moda è nata molto presto grazie a mia nonna, Sua Maestà la Regina Madre Sirikit. Mi ha insegnato l’eleganza, il senso delle proporzioni, l’importanza dell’artigianalità e, soprattutto, come la cultura thailandese possa essere presentata al mondo con raffinatezza e modernità. In oltre vent’anni, una delle sfide più grandi è stata costruire un’identità forte e riconoscibile per Sirivannavari, continuando al tempo stesso a crescere a livello internazionale. Entrare nel calendario ufficiale della Milano Fashion Week è stato un traguardo importante, ma ci ha anche spinti ad alzare continuamente gli standard, ascoltare, imparare ed evolverci senza perdere le nostre radici thailandesi".
'Soul of an Empire' è stata ispirata dal suo fascino per l’India. Come ha preso forma questa collezione?
"Tutto è iniziato dai miei ricordi dell’India, in particolare di Jaipur: l’architettura, la luce, i colori, l’artigianato e gli straordinari dettagli che ho incontrato lì. Da queste impressioni ho sviluppato incisioni su legno, stampe e ricami che ho messo in dialogo con l’artigianato thailandese e lo spirito libero degli anni Settanta. La collezione è diventata gradualmente uno scambio tra culture ed epoche diverse, interpretato attraverso il linguaggio contemporaneo di Sirivannavari".
La silhouette femminile appare sofisticata, sensuale e libera allo stesso tempo. Come definirebbe oggi la donna Sirivannavari? E l’uomo Sirivannavari?
"La donna Sirivannavari è sicura di sé, femminile e indipendente. Può indossare una sartorialità strutturata ma ama anche la sensualità, il movimento e la libertà. Mi piace la tensione che nasce da questi diversi aspetti della sua personalità. L’uomo condivide la stessa sicurezza e individualità ma con un atteggiamento più rilassato. La sua sartoria è precisa ma mai rigida, mescolata a pantaloni fluidi, sciarpe, tuniche e dettagli artigianali. Per entrambi, lo stile deve essere qualcosa di personale, mai imposto".
Presentare una collezione a Milano significa salire su uno dei palcoscenici più importanti della moda globale. Che cosa rappresenta per lei la Milano Fashion Week?
"Milano rappresenta al tempo stesso un’opportunità e una sfida. Inserisce il marchio in una conversazione internazionale sulla moda e ci incoraggia a migliorare costantemente il modo in cui progettiamo, comunichiamo e presentiamo la maison. Allo stesso tempo, ci offre la possibilità di mostrare ciò che un marchio thailandese contemporaneo può portare sulla scena internazionale: la nostra artigianalità, il nostro punto di vista e il nostro linguaggio creativo".
Essere sia membro della Famiglia Reale sia direttrice creativa le offre una prospettiva unica. In che modo questi due ruoli si influenzano a vicenda?
"Si tratta di responsabilità diverse, che affronto entrambe con grande rispetto. Esistono però valori che le collegano naturalmente: disciplina, impegno, attenzione ai dettagli e senso di responsabilità verso le persone con cui lavoro. Come direttrice creativa sento anche la responsabilità di sostenere l’artigianato e dare una voce contemporanea al patrimonio creativo thailandese. In qualsiasi ruolo mi trovi, credo fermamente nell’importanza di lavorare con serietà e mantenere standard elevati".
Qual è un insegnamento ricevuto da sua nonna, la Regina Madre Sirikit, e dalla sua famiglia che continua a portare con sé nel lavoro?
"La perseveranza. Mia nonna mi ha insegnato che il lavoro davvero significativo richiede tempo, disciplina e costanza. Bisogna andare avanti, continuare a imparare e non adagiarsi mai. È un principio che porto con me in tutto ciò che faccio, sia nella moda sia nello sport. Entrambi richiedono concentrazione, ripetizione e la determinazione a migliorare, anche quando il percorso è difficile".
Il suo marchio è nato anche dal desiderio di raccontare una certa idea della Thailandia. Che cosa significa oggi rappresentare il suo Paese attraverso la moda? C’è un aspetto della Thailandia contemporanea che ritiene ancora poco rappresentato all’estero?
"Sirivannavari è qualcosa di molto personale per me. In molti modi, il marchio è il luogo in cui posso esprimere il mio lato artistico e le cose che amo: moda, arte, fotografia, musica, viaggi, cavalli, artigianato e culture diverse. Con la crescita internazionale del brand, ho avuto anche l’opportunità di raccontare una storia della Thailandia attraverso il mio linguaggio creativo. Voglio che le persone vedano una Thailandia contemporanea, sofisticata e sicura di sé, pur mantenendo una forte identità. Credo che ciò che sia ancora sottorappresentato a livello internazionale sia l’energia creativa della Thailandia moderna. Abbiamo una nuova generazione di designer, artisti e artigiani che guarda al mondo, sperimenta e crea in modo molto contemporaneo. Attraverso Sirivannavari voglio mostrare che l’identità thailandese può essere profondamente radicata e al tempo stesso completamente moderna".
Se potesse immaginare la Thailandia tra vent’anni, quale cambiamento le piacerebbe vedere?
"Mi piacerebbe vedere una Thailandia in cui i giovani abbiano ancora più opportunità di sviluppare i propri talenti, pensare in una prospettiva internazionale e costruire carriere basate sulla loro creatività. Che si tratti di moda, arte, sport, tecnologia o altri settori, spero che la prossima generazione abbia la fiducia necessaria per competere a livello globale senza perdere la consapevolezza della propria identità. Per me sarebbe un futuro entusiasmante".
C’è un musicista o uno scrittore che ha influenzato il suo modo di vedere il mondo più della moda stessa?
"Sono sempre stata curiosa nei confronti di molte forme d’arte, perché mi considero non soltanto una stilista, ma un’artista. Musica, fotografia, poesia e moda influenzano tutte il mio modo di vedere e creare. Non credo che una disciplina esista separatamente dalle altre. A volte un’idea nasce da una fotografia, altre da una canzone, da un verso poetico o semplicemente da un’emozione. Mi piace lasciare che tutte queste forme artistiche entrino nel mio processo creativo e modellino il modo in cui mi esprimo".
Viviamo in un’epoca in cui l’intelligenza artificiale può creare un’immagine, un capo d’abbigliamento o persino un’intera identità estetica in pochi secondi. Che cosa crede rimarrà insostituibilmente umano nella creatività?
"Vivo ancora molto in un mondo analogico. Scrivo su un’agenda cartacea, disegno e dipingo a mano, e amo la fotografia, lavorando spesso con le Polaroid. Sono inoltre profondamente legata all’artigianato e al processo manuale della creazione. La tecnologia può essere uno strumento utile ma per me la creatività nasce dall’esperienza umana: la mano, lo sguardo, la memoria, l’emozione e perfino l’imperfezione. Sono questi elementi a dare carattere e anima a un’opera, e non credo che possano mai essere completamente sostituiti".