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Borsa: Piazza Affari chiude in rosso con crollo Deutsche Bank, riscatto per Mps

26 settembre 2016 | 09.37
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La Borsa di Milano chiude in forte ribasso insieme alle consorelle europee, in una seduta caratterizzata dal tonfo della tedesca Deutsche Bank e dalle attese, negli Usa, per il primo vero confronto stasera tra Donald Trump e Hillary Clinton, candidati alle presidenziali. Il Ftse Mib lascia sul terreno l'1,58% a 16.192 punti. Va peggio a Francoforte (-2,19%), dove Deutsche Bank cede il 7,54% a 10,55 euro. Parigi archivia gli scambi in calo dell'1,8%, Londra dell'1,32% e Madrid segna -1,2%. Wall Street prosegue negativa, cedendo con il Dow Jones lo 0,7%.

Sul paniere di Piazza Affari e sulle altre Borse i titoli più colpiti dalle vendite sono i bancari e gli assicurativi. L'indice del comparto bancario in Italia perde il 2,05% e il titolo peggiore è Mediobanca (-3,9%). Seguono Unicredit (-3,6%), Bpm (-2,75%), Banca Mediolanum (-3%), Banco Popolare (-2,3%).

In rosso anche altri gli industriali, tra cui Saipem (-3,97%), Fca (-3,6%), Exor (-2,55). Sono invece in spolvero Recordati (+3,3%) e, nel giorno del cda sul piano industriale, Mps, a 0,19 euro (+1,43%). Da segnalare, gli acquisti su Rcs (+5,3% a 0,97 euro), dopo la prima assemblea dell'era Cairo, che ha eletto il nuovo cda. Su anche Snai (+6%), Cattolica Assicurazioni (+3,2%) e Carige (+1,6%).

Le parole del presidente della Bce Mario Draghi, nel pomeriggio, non hanno influenzato l'andamento dei listini. Il Consiglio della Bce, ha detto Draghi in audizione davanti alla Commissione Econ dell'Europarlamento, "continuerà a monitorare gli sviluppi sui mercati finanziari molto attentamente. Preserveremo l'ammontare molto sostanzioso di sostegno monetario che è implicito nelle proiezioni del nostro staff e che è necessario per assicurare un ritorno dell'inflazione a livelli inferiori, ma vicini, al 2%, nel medio termine. Se necessario, agiremo usando tutti gli strumenti disponibili nell'ambito del nostro mandato". Le previsioni di Draghi sono che la "ripresa economica", insieme ad altri fattori come un'aumentata reattività dell'economia, "dovrebbe gradualmente spingere l'inflazione all'1,6% nel 2018".

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