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"Mal di terremoto nelle zone del sisma". La testimonianza dei medici tra le macerie

MEDICINA
Mal di terremoto nelle zone del sisma. La testimonianza dei medici tra le macerie

(Foto: Fotogramma)

I medici di famiglia che hanno lavorato nei container nelle zone terremotate d'Italia lo sanno: il 'mal di sisma' esiste e ha mille facce. La terra che trema fa anche questo. E' un detonatore per patologie silenti, un aggravante per quelle che già ci sono, una fonte inesauribile di stress e di disturbi che vanno dall'ansia fino ai dolori osteo-articolari. E poi c'è il mal di testa. Nei giorni successivi alla scossa più forte, i camici bianchi registrano immancabilmente un aumento di casi, anche fra persone che non sono habitué del disturbo. In particolare si tratta di cefalee di tipo tensivo, da mancato rilassamento muscolare, spiegano gli esperti sentiti dall'AdnKronos Salute.


Il maggiore afflusso di pazienti può andare avanti per mesi. E lo sciame sismico non aiuta. E' successo all'Aquila - dove un team di ricercatori ha anche condotto uno studio scientifico sul mal di testa post sisma 2009 - e nel Modenese scosso dal terremoto nel 2012. Ora la storia si ripete, ancora una volta, nelle Marche e nelle zone del Centro Italia interessate dagli ultimi terremoti. Cronache da una terra che non smette di muoversi.

"La cefalea è uno dei disturbi per i quali abbiamo osservato un aumento. Due i meccanismi alla base: abbiamo visto cefalee legate a forme di sinusite e raffreddamenti favoriti dall'escursione termica vissuta contestualmente al terremoto, nelle tendopoli. E altre forme legate a stati ansiosi, a disturbi del sonno aggravati dai disagi, allo stress. In altre parole, cefalee muscolo-tensive", racconta Italo Paolini, medico di medicina generale che ad Arquata del Tronto ha circa 800 assistiti (molti over 65) e dopo il sisma del 24 agosto presta la sua attività in un container-ambulatorio allestito nella frazione Borgo. In attesa di trasferirsi in un prefabbricato donato da un'associazione.

Il mal di testa è un problema che è stato avvertito più del normale anche in zone non proprio vicine all'epicentro del sisma. Uno studio firmato da medici dell'Aquila sugli effetti fisici del sisma del 2009 ipotizza che "l'incidenza di questa condizione possa aumentare drammaticamente durante le emergenze catastrofiche". Sotto la lente finiscono in particolare le cefalee primarie di tipo tensivo, una patologia che risente molto dello stress indotto dagli eventi della vita quotidiana. Tuttavia, fanno notare gli autori del lavoro, "poco si sa circa l'impatto che potrebbe avere un evento più stressante, come un disastro naturale, sia in pazienti con cefalea cronica, sia nelle persone che non hanno avuto mal di testa in precedenza".

Quello che i camici bianchi aquilani hanno osservato nelle 5 settimane dopo il terremoto del 6 aprile 2009, analizzando i dati degli accessi alle postazioni mediche avanzate della popolazione delle 4 tendopoli (Onna, Bazzano, Tempera-San Biagio, Paganica), è che la prevalenza della cefalea primaria è stata del 5,53% (il 16,6% di tutte le condizioni di dolore patologico trattate), e del 2,82% per quella secondaria. I farmaci più utilizzati sono stati gli antinfiammatori non steroidei (46%) e il paracetamolo (36%), per l'impossibilità di trovare farmaci causali. Lo studio, sottolineano dunque gli autori, "mostra come gli eventi più stressanti non solo hanno un ruolo importante nel determinare riacutizzazione di cefalea cronica, ma probabilmente anche un ruolo patogenetico nella comparsa di cefalea primaria".

Ma i disturbi scatenati dal sisma sono diversi. Uno studio pubblicato su 'Nature' e condotto in Giappone nelle aree di Tokyo e Osaka segnala che, in presenza di "grandi terremoti con un gran numero di scosse di assestamento", si registrano "focolai significativi di vertigini su una vasta area". Mentre i medici sul campo nelle Marche e nel Modenese accendono i riflettori su un lungo elenco di patologie. "Notiamo un aumento dei problemi osteoarticolari, in particolare mal di schiena, degli stati ansiosi e depressivi, ma anche alterazioni del controllo della pressione arteriosa e del diabete, dovuti al cambio di alimentazione e di vita", elenca Paolini.

Con la nuova scossa il copione è lo stesso. "Fino a 3 giorni fa stavamo provando a ripartire - dice Paolini - ora è riprecipitata la situazione da un punto di vista psicologico e organizzativo. Andranno rifatti molti sopralluoghi, altri studi medici sono crollati, per esempio a Visso, e i camici bianchi di famiglia in difficoltà si stanno mettendo a disposizione su strutture della Protezione civile". Quello che vuol dire il 'camice bianco' lo sa bene: "Il mio studio, anche se non gravemente lesionato, ha fessure e crepe su cui dovrò fare dei lavori dopo l'inverno. Il container-ambulatorio dove visito attualmente ha una piccola sala attesa e non c'è acqua corrente né servizi igienici". Ma meglio del primo giorno dopo il sisma, trascorso a visitare pazienti in camper.

Nunzio Borelli, invece, è un medico di famiglia di Medolla, epicentro della scossa del 29 maggio 2012 in Emilia. Segnato dall'esperienza del terremoto che gli ha letteralmente distrutto lo studio (ha lavorato per 2 anni in un container prima di trovare un altro ambulatorio), si è fatto una cultura sul 'mal di sisma'. "Abbiamo avuto un aumento del 20% di pazienti dementi e, subito dopo il disastro, i medici di famiglia hanno osservato un aumento del 30% dei farmaci antidepressivi", riporta.

"Dati del Policlinico di Modena - prosegue - parlano di un +15-20% di casi di cefalee nelle zone terremotate. Alcuni specialisti ci hanno segnalato anche più casi di celiachia e di psoriasi, e del resto sulle malattie autoimmuni lo stress ha un peso. E' stato varato anche un progetto (Istmo) per fotografare l'impatto sulla salute dei modenesi. E colleghi dell'Aquila hanno certificato nelle loro zone un aumento del 41% delle patologie della tiroide. Altre ricerche si concentrano sulla paura che resiste anche 50 anni dopo un disastro nel 75% delle persone. Succede anche a noi di tornare a quelle maledette giornate: è come un retropensiero che si risveglia all'improvviso mentre sei intento a fare altro. Si chiama fenomeno intrusivo. Uno su due qui sa che cos'è".



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