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Vaccini, l'igienista: "Farli nelle scuole per aumentare le coperture"

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Vaccini, l'igienista: Farli nelle scuole per aumentare le coperture

(Fotogramma)

"La scuola è il posto ideale dove fare innanzitutto cultura della vaccinazione. Nelle scuole dove si fanno" le iniezioni scudo, "soprattutto nell'adolescente e quindi nella scuola media, si raggiungono coperture mediamente di 20 punti percentuali più alte rispetto ai posti dove si fa il classico invito a casa. E' importante quindi coinvolgere le istituzioni scolastiche". E' la visione di Michele Conversano, medico igienista direttore del Servizio di igiene pubblica dell'Asl di Taranto, che oggi a Milano ha partecipato all'evento 'Gli altri siamo noi', patrocinato dal ministero della Salute, una serata di sensibilizzazione sul tema della meningite e sull'importanza della vaccinazione per proteggere i più piccoli.

Creare una cultura di prevenzione richiede un gioco di squadra, sottolineano gli specialisti che oggi sono scesi in campo accompagnati da mamme e papà della Tv, da Caterina Balivo a Samantha de Grenet, da Simona Ventura a Matteo Viviani e Stefano De Martino, per far viaggiare anche sui 'social' la corretta informazione per l'evento realizzato in collaborazione con Adnkronos Comunicazione e con il contributo non condizionato di Gsk.

Nel lavoro corale che è necessario portare avanti, Conversano individua un ruolo importante anche per le scuole: "Per quanto riguarda la vaccinazione della prima infanzia", sottolinea, "per creare una cultura nei genitori. Così come succede con gli interventi fondamentali portati avanti in accordo con le ostetriche nei corsi pre-parto. Prima ancora che la mamma dia alla luce il suo bimbo e si trova in una fase molto recettiva, occorre farle capire e comprendere non solo il rischio di certe malattie ma anche i vantaggi della vaccinazione".

Per gli adolescenti, invece, secondo Conversano è utile vaccinare a scuola, come abbiamo fatto noi tanti anni fa. Io per esempio l'antipolio l'ho fatto a scuola con il classico 'zuccherino'. Tanti altri hanno fatto l'anti epatite B. Purtroppo in troppe Regioni questo tipo di organizzazione si è lasciata andare e le coperture ne hanno risentito. Nelle scuole abbiamo la possibilità di incontrare i genitori facilmente, soprattutto in questo momento in cui c'è tanta attenzione per le vaccinazioni. E c'è la possibilità di avere dei formidabili alleati che sono i docenti, in ogni istituto c'è l'insegnante che è referente per l'educazione e la promozione della salute. Sono risorse incredibili che la sanità pubblica non si può permettere di non coinvolgere".

Contro il meningococco le coperture vaccinali in Italia "sono molto variegate - continua Conversano - perché molte Regioni vaccinano da diversi anni contro il meningococco C. Solo da pochissimo alcune vaccinano con il meningococcico tetravalente e, ancora, pochissime Regioni hanno cominciato solo dal 2017, quindi le coperture sono ancora basse e insufficienti. Le Regioni che hanno cominciato già da prima a vaccinare, come la Puglia, la Toscana, la Liguria, hanno risultati più alti. In Puglia, per esempio, siamo intorno all'80%. E soprattutto alcune realtà stanno introducendo anche la vaccinazione anti meningococco B nella fase adolescenziale, per avere quella doppia coorte che sicuramente può portare a coperture migliori nelle età - neonati e adolescenti - in cui si rilevano i due picchi epidemici di questa malattia e quindi poter raggiungere l'eliminazione delle malattie da meningococco B molto più velocemente".

La meningite meningococcica è una patologia che oggi interessa 150 italiani, che è un numero verosimilmente sottostimato come spesso capita nelle malattie infettive. E quindi possiamo stimare che la casistica sia almeno il doppio - spiega Susanna Esposito, ordinario di Pediatria e infettivologa dell'università degli Studi di Perugia - Responsabili sono diversi tipi di meningococco, tutti comunque gravi perché la meningite meningococcica è una patologia che causa morte nel 10% dei casi e complicanze permanenti in un ulteriore 20-30%".

"Nei primi anni di vita - continua Esposito - risulta particolarmente frequente il sierogruppo B e contro questo abbiamo infatti la vaccinazione raccomandata proprio perché determina circa il 60% dei casi. Per il secondo anno di vita è importante la vaccinazione contro il meningococco C per prevenire quello che per anni è stato il sierogruppo principale in Italia. Ma non dobbiamo dimenticarci le fasce dall'età prescolare fino ai 10 anni perché il meningococco B continua ad avere un ruolo importante e nell'adolescente, oltre al B e al C, è importante considerare i sierogruppi emergenti come l'Y, e quindi considerare che la possibilità di prevenzione può essere realizzata solo con un appropriato uso delle iniezioni scudo nelle diverse fasce d'età pediatrica".

Un altro aspetto su cui Conversano mette l'accento riguarda la legge sull'obbligo vaccinale: "Credo che nessuno debba pensare di abbandonare una cosa che funziona dopo un anno - sottolinea - Abbiamo bisogno ancora di mantenerlo per qualche anno. Dopo ci parliamo e vediamo se oltre a raggiungere quelle coperture ideali siamo stati capaci di far crescere anche la cultura vaccinale e di aver fatto capire ai genitori che non bisogna far correre rischi inutili e pericolosissimi ai propri figli. Allora a quel punto potremmo anche arrivare ad altre forme diverse dall'obbligo".

Ci sono altri Paesi europei, aggiunge l'esperto, "in cui chi non si vaccina non può accedere non solo nelle scuole, ma neanche avere il bonus bebè. O ancora: la mamma che non vaccina non può avere i tre mesi aggiuntivi di astensione dal lavoro dopo la gravidanza. Tutta una serie di piccoli obblighi che portano a delle coperture molto alte. Quindi potremmo imparare anche dai Paesi dell'Europa del Nord dove non c'è un obbligo di legge, ma regole molto più stringenti che da noi".

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