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Scuola, mamme bocciano didattica a distanza

30 giugno 2020 | 17.15
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Studio 'Mario Negri': genitori denunciano problemi per gli alunni di elementari e medie

(Fotogramma)
(Fotogramma)

Un'indagine sull'impatto della pandemia sui ragazzi in età scolare e la soluzione della didattica a distanza messa in campo dalle scuole. "In questi mesi le mamme, in particolare quelle di alunni della scuola primaria o con fragilità, si sono improvvisate maestre e insegnanti. Nella maggioranza hanno espresso un giudizio negativo della didattica a distanza (Dad) per l'organizzazione, le attenzioni richieste, la scarsa relazione e, ancor più, per la scarsa resa educativa e formativa". E' quanto emerge da un'indagine nazionale promossa dal Dipartimento di Salute pubblica dell'Istituto Mario Negri Irccs nella settimana 8-15 maggio 2020.

Una ricerca sull'impatto della didattica online imposta dalle chiusure anti-contagio che si è rivolta alle mamme di ragazzi che frequentano la scuola primaria e secondaria di primo grado. Problemi anche per gli studenti disattenti e iperattivi assistiti dal Centro regionale Adhd dell'ospedale Santi Paolo e Carlo di Milano, a cui l'indagine ha riservato una spazio. Complessivamente hanno partecipato 2.149 mamme, 1.601 delle quali hanno completato questionario - riferiscono dal 'Mario Negri' - 810 (50,4%) provenivano dalla Lombardia, la regione che più ha sofferto del coronavirus in Italia e in tutto il mondo al momento dello studio. Il 71% erano mamme di alunni delle elementari e il 29% delle medie; il 66% in attività lavorativa, in maggioranza (63%) in lavoro agile.

Ebbene, l'88% delle mamme degli alunni delle scuole medie, contro il 70% delle elementari - rileva l'indagine - ha dichiarato di essere in difficoltà a conciliare gli impegni lavorativi con quelli Dad dei figli. Impegni confermati anche dopo la quarantena per il diminuito contributo dei nonni o altre figure per il 14% delle partecipanti. Il 2% degli alunni era impossibilitato a utilizzare la Dad e un terzo del totale doveva condividerla (spazi, strumenti, tempi) con fratelli e sorelle, per una didattica fatta nella quasi totalità di compiti e videolezioni utilizzando Pc/tablet, libri e stampante.

Per un terzo delle mamme - riportano ancora dal Mario Negri - il proprio figlio ha avuto difficoltà con le tecnologie, la disorganizzazione nella programmazione-gestione delle lezioni, nella disponibilità a colloqui con gli insegnanti. L'11% contro il 9% degli alunni delle elementari non è stato interrogato o ha eseguito test di valutazione e il 53% vs il 20% non ha ricevuto voti durante la Dad.

Per circa un terzo degli alunni delle elementari il tempo di attenzione di fronte allo schermo non andava oltre i 20 minuti con la necessità di pause nel corso delle 2 ore mediamente previste per la loro Dad. Questo ha generato irrequietezza (69%) e aggressività (33%) nei più piccoli, e ansia (34%) negli alunni delle medie. I due terzi delle mamme hanno espresso un giudizio negativo per la Dad, un diritto negato allo studio per oltre la metà, in particolare per gli alunni delle elementari: per essersi dovute sostituire agli insegnanti (85%), per lo scarso apprendimento (41%), scarsa partecipazione (59%), scarsa autonomia didattica (82%).

Come parte dello studio, una particolare attenzione è stata posta anche agli studenti disattenti e iperattivi assistiti dal Centro regionale Adhd dell'Asst Santi Paolo e Carlo di Milano. "Alunni che già nell'abituale corso scolastico manifestano difficoltà ad adeguarsi ai ritmi scolastici", osservano i ricercatori. Il confronto di 92 alunni Adhd con 184 coetanei (studio caso-controllo) afferenti allo studio generale ha evidenziato che la Dad ha influenzato negativamente per la perdita del contesto spaziale, sociale e temporale - emerge dall'indagine - per la distanza fisica dagli insegnanti; l'assenza di feedback non verbali (sguardo, contatto fisico); la distrazione generata dallo strumento didattico; la scarsa attrazione di interesse degli strumenti e modalità d'uso del materiale didattico. Fattori comuni a tutti gli alunni, ma ulteriormente fonte di disuguaglianza per i più fragili.

"I decisori e i professionisti della formazione scolastica - commentano gli autori - dovrebbero informare se 4 mesi di mancato apprendimento abituale hanno avuto una ricaduta sulle competenze attese, sugli aspetti cognitivi, emotivi e relazionali degli alunni; in particolare per quelli più vulnerabili o che vivono in condizioni di vulnerabilità. Così come dovrebbero documentare le iniziative messe in atto, e successivamente gli esiti di queste, per il recupero del ritardo accumulato nel percorso formativo"

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