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Francesco Divella: "Fatturato 2020 sopra quota 300 mln, ora attratti anche da Cina"

ECONOMIA
Francesco Divella: Fatturato 2020 sopra quota 300 mln, ora attratti anche da Cina

E' una 'Passione Mediterranea' che interpreta con successo da oltre un secolo uno degli amori più profondi degli italiani: la pasta. Tanto che, scoccati i 130 anni dalla sua nascita, il brand 'Divella' si è conquistato un francobollo emesso dal Mise nella prestigiosa serie tematica "le eccellenze del sistema produttivo ed economico". Ed ora, superata la prova lockdown senza contraccolpi grazie ai suoi prodotti di 'prima necessità', l'azienda guarda oltre il perimetro nazionale ed il suo export tradizionale - che attraversa la cartina geografica dal Canada e fino alla Nuova Zelanda - puntando anche a realizzare un 'sogno asiatico'.


"In Italia si è arrivati a 24-25 chili l'anno di consumo procapite di pasta, negli altri Paesi si registra un consumo annuale di circa 10 chili, se in Cina - che conta 1,5 miliardi di abitanti - si arrivasse a 1 chilo pro capite l'anno di consumo staremmo parlando di un vero e proprio boom di vendite di pasta" osserva Francesco Divella conversando con l'Adnkronos.

Terza generazione, stesso nome del nonno che nel lontano 1890 inaugurò il primo mulino di famiglia per la macinazione del grano, Francesco Divella guarda con interesse a Oriente: "La pasta è un prodotto globale, esportiamo ovunque, in Giappone è un alimento che non manca mai nei ristoranti" e sfondare in Cina, ammette, sarebbe "interessante".

"Anche perché la pasta traina tutto, dai sughi ai biscotti a tutti gli altri prodotti" argomenta Francesco Divella che, con il cugino Vincenzo, amministra lo storico pastificio e biscottificio di Rutigliano. L'occhio rimane però sempre 'accorto' all'Italia. "Siamo un'azienda del Sud", scandisce l'imprenditore pugliese con l'orgoglio consapevole di ciò che vuol dire questa posizione sulla mappa industriale dello Stivale. "Noi siamo esattamente sul tacco. Da qui non è semplice fare export" avverte.

L'imprenditore spiega che il fattore Covid "non ha per fortuna colpito il loro fatturato" al punto che per il 2020 i patron di Divella contano di chiudere i conti "superando i 300 milioni di euro". Ma quello che ha intralciato e pesa sull'attività dell'azienda "è che per noi esportare si traduce in una spesa ben più alta rispetto ai colleghi industriali del Nord". "Parliamo di un costo di circa 800 euro in più a camion per via della distanza dai mercati Nord europei" valuta l'industriale

In quelle aree, "la cucina italiana sta registrando un vero e proprio boom, ma noi - evidenzia Divella- qui siamo e questo significa che il mare ci separa dai mercati dei Balcani e del Mediterraneo settentrionale e che siamo più lontani di centinaia e centinaia di chilometri dai consumatori europei". Per questo Francesco Divella sottolinea che lo sviluppo nei territori meridionali "non si gioca solo con il turismo. Le componenti per far crescere il Sud - afferma- sono tre: turismo, agricoltura e industria". E poi, "se l'Italia fosse un rettangolo non ci sarebbe una questione meridionale per noi industriali del Sud: giocheremmo tutti ad armi pari" taglia corto.



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