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Svimez: "Il Mezzogiorno d'Italia è sempre più vecchio e impoverito"

07 marzo 2014 | 20.14
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''Il Sud continua a sostenere i costi del suo capitale umano qualificato, ma a impoverirsi esportandolo in senso univoco, cioé senza ritorno''. Ad affermarlo è la Svimez che in base ai dati raccolti stima che il 64% dei cittadini meridionali, oltre due su tre, che nel 2011 hanno lasciato il Mezzogiorno per una regione del Centro-Nord aveva un titolo di studio medio-alto, diploma o laurea. E le rimesse di un tempo che i lavoratori meridionali al Nord mandavano a Sud oggi, rileva il presidente della Svimez, Adriano Giannola, ''non ci sono più, anzi pare che viaggino nella direzione opposta. Visto che la crescita prevista per il 2014 non presenta segnali incoraggianti, attendiamo dal nuovo Governo misure decisamente robuste per tamponare questa deriva''.

Di fronte agli ultimi dati Istat di un'ulteriore perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro persi in Italia dall'anno scorso, continua il presidente, ''la crisi sembra alimentare le diseguaglianze territoriali, come dimostrano i dati Svimez sulla povertà''. Dividendo cento famiglie meridionali in cinque classi da venti l'una dalle più ricche alle più povere, sottolinea, ''emerge che il 62% delle famiglie meridionali, cioé due su tre, appartengono alle classi più povere. In questo quadro, dal punto di vista demografico, si conferma con sempre maggiore evidenza come il Mezzogiorno abbia perso il tradizionale ruolo di bacino di crescita dell'Italia. Anzi: da qui ai prossimi 50 anni stimiamo di perdere ancora 4,2 mln di abitanti rispetto all'incremento di 4,5 mln al Centro-Nord: nonostante il positivo incremento degli immigrati la tendenza che si prospetta è un anziano ogni tre abitanti, e una sostanziale parità tra le persone in età lavorativa e quelle troppo anziane o troppo giovani per farlo, con conseguenti problemi di welfare e di sostenibilità del sistema''.

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