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Terrorismo, Parsi: "Italia pagherebbe caro chiamarsi fuori da guerra"

24 novembre 2015 | 15.04
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Abbandonare la scelta attendista dopo gli attentati di Parigi che hanno portato il terrorismo nel cuore dell'Europa. E' l'invito di Vittorio Emanuele Parsi, professore di Relazioni internazionali all’Università Cattolica di Milano, al governo italiano. Al posto di Matteo Renzi, l'esperto di geopolitica non avrebbe dubbi: "Attiverei tutte le misure insieme - finanziarie, di politica, di intelligence e militari - che servono per sconfiggere il nemico. Ho la sensazione che il governo stia riconsiderando la sua posizione e possa recuperare il terreno perduto".

L'iniziativa di Hollande di intervenire "ha ridefinito le gerarchie nel sistema internazionale e vede ora protagonisti Francia, Inghilterra e Russia". In tutto questo l'Italia "ha assunto una posizione un po' anodina, senza rendersi conto che a volte bisogna fare cose che non piacciono ma che restano necessarie". Si sta formando all'interno dell'Europa "una gerarchia da cui noi siamo esclusi" e continuare a escludere l'opzione militare "sarebbe un errore strategico che rischia di vanificare tutto quello fatto fino adesso per elevare la credibilità internazionale del Paese attraverso la partecipazione alle missioni militari internazionali".

Un tentennare che non ci mette al riparo da attentati. "Noi siamo un po' meno esposti perché siamo un teatro logistico per il terrorismo più che un teatro operativo. Non è, però, che stando meno in prima linea corriamo rischi inferiori e soprattutto il prezzo politico che rischiamo di pagare è enorme". Il Giubileo "potrà costituire un obiettivo di interesse ma rafforzeremo le misure. Il problema non sono i prossimi sei mesi, ma se vogliamo vivere i prossimi 15 anni con la minaccia dell'Isis sulle nostre teste. L'alternativa è tra Bruxelles blindata oppure andare a stanare l'avversario dove è ed eliminarlo".

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