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Dipende dagli impollinatori un terzo del cibo che mangiamo

Tutelare le api in cucina, lo chef Colonna sostiene la campagna Greenpeace

20 maggio 2014 | 15.29
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Piselli novelli, asparagi, malva per una ricetta-tributo a questi preziosi insetti, per i quali lo chef e l’associazione ambientalista chiedono una “agricoltura ecologica”, come strumento di salvaguardia

Roma, 20 mag. - (Adnkronos) - Un terzo del cibo che mangiamo e la maggior parte della flora spontanea dipendono dall’opera di impollinazione delle api. Non solo miele dunque, ma anche tanti degli ingredienti delle nostre ricette, come quelle proposte dallo chef Antonello Colonna per sostenere la campagna di Greenpeace contro il declino delle api.

Piselli novelli, asparagi, malva come tributo a questi preziosi insetti, per i quali lo chef e l’associazione ambientalista chiedono una “agricoltura ecologica”, come strumento di salvaguardia delle api.

No ai pesticidi, sì al prodotto naturale e alla natura, sì alla permacultura. Questo è il mio contributo al mondo delle api e alla campagna di Greenpeace - spiega all’Adnkronos lo chef Colonna - Non sono le stagioni che stanno cambiando, siamo noi che le vogliamo cambiare a tutti i costi. Se lasciassimo che la natura facesse il suo corso probabilmente le stagioni rimarrebbero quelle di sempre”.

L’Italia, sostiene Colonna, “più di ogni altro Paese ha capitali di enorme valore, il suo cibo, la sua tradizione e sperimentazione culinaria, che dipendono dal lavoro svolto gratuitamente dagli insetti impollinatori.”Chiunque voglia salvaguardare queste risorse così importanti per l’economia del nostro Paese - conclude lo chef - deve tenere da conto il lavoro di questi insetti e proteggere la nostra agricoltura”.

In occasione della presentazione del rapporto e video-progetto di Greenpeace ‘’A come ape. Un’agricoltura senza pesticidi è possibile’’, lo chef Colonna ha realizzato una ricetta con ingredienti che dipendono dall’impollinazione delle api: mezzemaniche con crema di piselli freschi, punte di asparagi e fiori di malva in misticanza.

Da parte sua Greenpeace presenta il rapporto e il video-progetto ‘’A come ape. Un’agricoltura senza pesticidi è possibile’’, che evidenzia l’importanza delle api per la sicurezza alimentare a livello globale e fornisce una rassegna della letteratura scientifica sul controllo dei parassiti con metodi ecologici, dimostrando come l’uso e la pericolosità dei pesticidi chimici di sintesi in agricoltura sia ridondante.

Per tutelare i consumatori e l’ambiente e per superare l’attuale crisi degli impollinatori in Europa sono già diffuse pratiche di agricoltura ecologica. Lo rileva lo studio pubblicato da Greenpeace International, presentato oggi a Roma presso il ristorante Open Colonna sul roof garden di Palazzo delle Esposizioni, che integra ricerca scientifica e esperienza pratica di agricoltori e imprenditori che ormai applicano la moderna agricoltura sostenibile in tutta Europa.

Greenpeace ha prodotto una serie di ‘’casi studio’’ che evidenziando le esperienze di agricoltori, scienziati, istituti di ricerca e aziende di 10 Paesi europei. Gli esperti intervistati spiegano come l’attuazione di un’agricoltura ecologica non solo sia fattibile ma sia in effetti l’unica soluzione per i sempre crescenti problemi connessi con il modello di agricoltura industriale.

”L’unica soluzione per contrastare il declino globale delle api e la crisi dell’agricoltura industriale è spostarsi verso l’agricoltura sostenibile. Agricoltori, ricercatori e imprenditori hanno fatto passi importanti verso la protezione delle api e dei sistemi agricoli. Applicando metodi di coltivazione ecologici e amici delle api, questi pionieri assicurano la produzione di cibo sano, proteggono il suolo, l’acqua e il clima, promuovono la biodiversità e non contaminano l’ambiente con sostanze chimiche di sintesi o organismi geneticamente modificati”, dichiara Federica Ferrario, responsabile campagna agricoltura sostenibile di Greenpeace Italia.

Il progetto è parte di una campagna di Greenpeace per fermare il declino delle api e degli altri impollinatori. Declino che per l’associazione è il sintomo di un sistema agricolo industriale che ha fallito, basato su una crescente dipendenza da sostanze chimiche di sintesi e centrato sulla diffusione delle monocolture e quindi sulla dipendenza da poche multinazionali agrochimiche.

L’aumento della resistenza di parassiti e infestanti, la diminuzione della fertilità del suolo, la contaminazione delle acque, l’aumento delle emissioni di Co2, la maggiore vulnerabilità ai cambiamenti climatici, la perdita di diversità della produzione alimentare a livello globale ci spingono con sempre maggior forza verso un radicale cambiamento che tuteli e incrementi la biodiversità grazie all’adozione di pratiche agricole sostenibili.

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