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Lazio: Fatebenefratelli, studio individua rischi trombosi in ospedale

26 febbraio 2014 | 17.31
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Roma, 26 feb. (Adnkronos Salute) - Sabato 1 marzo, a partire dalle 9, all'ospedale Fatebenefratelli di Roma saranno resi noti i risultati finali dello studio 'Tevere' volto a individuare i principali fattori di rischio della malattia tromboembolica, la più comune causa di morte prevenibile nel paziente ospedalizzato. L'indagine di ricerca, promossa dall'Amec (Associazione per la terapia delle malattie metaboliche e cardiovascolari), è stata condotta nei reparti di medicina interna e d'urgenza di circa 30 ospedali tra Lazio e Umbria.

L'embolia polmonare, causa di un decesso ogni 100 tra i pazienti ricoverati in ospedale, nell'80% dei casi - rileva il Fatebenefratelli in una nota - non ha segni premonitori e spesso si verifica in assenza del sospetto clinico da parte del medico. D'altra parte, nella pratica clinica non vi è un univoco comportamento in merito all'identificazione e all'interpretazione dei vari fattori di rischio. Tra i più importanti si trovano i tumori, i disturbi della coagulazione del sangue, le vene varicose, l'uso di cateteri venoso, il riposo prolungato a letto, ma anche l'insufficienza cardiaca, l'insufficienza respiratoria, i traumi o un ricovero avvenuto di recente. Inoltre, soprattutto nella fascia di età più giovane, le donne - specifica ancora la nota - presentano un rischio maggiore in quanto sia la gravidanza che la pillola anticoncezionale, sono da annoverare quali fattori di rischio.

Lo studio 'Tevere' - sottolinea la nota - ha il merito di aver individuato uno 'score' per il calcolo del rischio tromboembolico con dei profili di sensibilità e di specificità pari, se non superiori, agli score più accreditati. Centro coordinatore dello studio è stato l'ospedale Fatebenefratelli, nella persona di Giovanni Maria Vincentelli, responsabile della Medicina d'urgenza dell'ospedale. Coordinatore per l'Umbria è stato Manuel Monti, del Dea dell'ospedale di Assisi.

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