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Medicina: l'idea, con apparecchio pressione meno rischi interventi cuore (2)

02 maggio 2014 | 14.18
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(Adnkronos Salute) - Il precondizionamento ischemico miocardico è un fenomeno, dimostrato sperimentalmente su animali, per cui se si inducono brevi episodi (di 3-5 minuti) di ischemia cardiaca a distanza di 3-5 minuti l'uno dall’altro (occludendo e riaprendo un vaso coronarico), il danno miocardico (infarto) determinato da una successiva ischemia miocardica prolungata (per esempio chiudendo lo stesso vaso per un'ora) risulterà minore di quello causato da un'ischemia prolungata non preceduta dai brevi episodi ischemici precondizionanti.

"Attualmente - precisa Lanza - non c'è una codificazione dell'utilizzo del precondizionamento ischemico nella pratica clinica. Tuttavia, alcuni studi suggeriscono che se si applicano stimoli ischemici precondizionanti prima di un'angioplastica coronarica, eseguita per riaprire il vaso occluso che causa l'infarto, il danno miocardico potrebbe essere ridotto".

Nello studio su Circulation, eseguito su 19 pazienti, conclude Lanza, "noi dimostriamo che, applicando il precondizionamento ischemico remoto (3 episodi di ischemia dell'avambraccio di 5 minuti, ottenuti con il semplice gonfiaggio e sgonfiaggio del bracciale di uno sfigmomanometro), possiamo ridurre significativamente l'attivazione delle piastrine e la loro reattività: ciò potrebbe tramutarsi in una riduzione del rischio di complicanze ischemiche legate alla procedura. Questa possibilità, tuttavia, ha ovviamente bisogno di un altro e molto più ampio studio per essere dimostrata".

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