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Ricerca: 1,2 mln per task force 'made in Italy' contro fibrosi cistica

28 marzo 2014 | 17.08
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Milano, 28 mar. (Adnkronos Salute) - La via italiana della ricerca sulla fibrosi cistica? Correggere il difetto di base della proteina CFTR, responsabile dell'insorgere della malattia genetica che conta solo nella Penisola oltre 2 milioni e mezzo di portatori sani. Per arrivare alla meta la Fondazione per la ricerca sulla fibrosi cistica (Ffc Onlus) investirà 1,2 milioni di euro su una task force di scienziati 'made in Italy' che si metterà a caccia di un farmaco intelligente in grado di intervenire sugli effetti della mutazione genetica più frequente - la ΔF508 - che interessa oltre l'80% dei malati nel mondo e il 70% dei malati in Italia.

Un farmaco in grado di agire alla radice della malattia, attraverso la correzione e il potenziamento della proteina difettosa. Il progetto 'Task force for Cf' scommette su due centri genovesi: il Laboratorio di genetica molecolare dell'Istituto Gaslini, storicamente esperto nella farmacologia di CFTR con Luis Galietta e Nicoletta Pedemonte, e il Dipartimento di Drug Discovery and Developement dell'Istituto italiano di tecnologia-Iit con Tiziano Bandiera e Daniele Piomelli. Ffc si è impegnata a sostenere i costi delle prime tre fasi con un contributo di 1.250.000 euro, rispetto al costo complessivo del progetto del valore di 1.615.000 euro.

"Il progetto procederà per step successivi. Nella prima fase si passeranno al setaccio migliaia di piccole molecole rappresentative di molte classi di composti chimici. Questa fase dovrebbe far emergere quelle molecole che agiscono sulla proteina CFTR mutata riportandola nella giusta sede - spiega in una nota Gianni Mastella, direttore scientifico della Onlus - Nella seconda fase, le famiglie di composti chimici più promettenti saranno ulteriormente vagliate attraverso la sintesi di nuovi composti analoghi e la loro valutazione funzionale in cellule. Nella terza fase, le molecole capostipite verranno ottimizzate per migliorarne le proprietà e renderle più adatte a diventare farmaci. L'obiettivo finale è lo sviluppo di un composto o di pochi composti candidati allo stadio preclinico". (segue)

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