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Tumori: 'Colpiranno 1 su 2', Veronesi lancia alleanza con i media (2)

10 aprile 2014 | 15.27
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(Adnkronos Salute) - Veronesi ritorna con la memoria al 1969-70 e ricorda che "per 10 anni (tanto durò il suo studio sul mini-intervento che salvò il seno delle donne, ndr) non avevo dormito di notte. Quando furono pronti i risultati feci un salto di gioia e inoltrammo il lavoro al 'Nejm' che lo pubblicò. Ma senza l'articolo sulla front page del 'Nyt' - dice l'oncologo mostrando la vecchia pagina - nulla sarebbe successo. E oggi alle mie pazienti io dico: non lo dovete a me, lo dovete al New York Times". Se allora i media contribuirono a risparmiare alle donne "orrende mutilazioni", oggi possono accorciare le distanze verso l'obiettivo "mortalità zero". Nonostante l'aumento dei casi di cancro, infatti, "da 15 anni la mortalità è in calo costante e oggi curiamo il 60-65% dei malati". Non solo. "Il 30% delle pazienti che operiamo all'Ieo hanno un tumore al seno occulto, non ancora palpabile, scoperto grazie agli screening. Ne abbiamo seguite 1.200 e abbiamo scoperto che dopo 10 anni il 98,5% è guarita".

Ecco quindi che "se tutte le donne facessero prevenzione - ammonisce lo scienziato - il problema del cancro al seno di fatto sarebbe risolto". In generale, " se tutta la popolazione adottasse uno stile di vita salutare e si avvicinasse in massa alla diagnosi precoce, e se i responsabili delle politiche sanitarie e ambientali applicassero tutte le conoscenze e le misure preventive che la ricerca ha messo a disposizione, il cancro sarebbe una malattia sotto controllo". Invece, "per fare un esempio, le fabbriche di amianto hanno chiuso 40 anni dopo che la scienza ne scoprì il potere cancerogeno". Veronesi chiude rilanciando uno dei cavalli di battaglia degli anni in cui era ministro: "E' necessaria una svolta epocale dal 'welfare state alla 'welfare community'. La salute deve diventare una responsabilità condivisa, ma questa rivoluzione non può avvenire senza l'aiuto dei media. La scienza ha sempre corso e continuerà a farlo, ma se la società non ci segue niente succede. La gente va informata perché l'ignoranza, il non sapere, non dà nessun diritto. Né a credere né a non credere". (segue)

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