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Coronavirus, primo morto in Italia

CRONACA
Coronavirus, primo morto in Italia

(Fotogramma)

In Veneto la prima vittima del coronavirus. Il pensionato padovano di 78 anni, originario di Monselice, ma che viveva a Vo' Euganeo, a quanto apprende l'Adnkronos, è morto venerdì sera poco dopo le 22,45. Adriano Trevisan era in terapia intensiva in condizioni critiche ed è deceduto all'ospedale di Schiavonia. Di lui aveva parlato in questi termini venerdì pomeriggio il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, prima del tragico epilogo: "Per noi le analisi sono positive, stiamo aspettando la conferma dallo Spallanzani, ho parlato più volte con Borrelli, sono due cittadini di Vo' Euganeo, uno del '42 e uno del '53, uno in condizioni critiche in terapia intensiva. Siamo preoccupati".


"La notizia della morte di uno dei due veneti contagiati dal Coronavirus" ha detto il ministro della Salute, Roberto Speranza, "ci è stata confermata dal governatore del Veneto Zaia".

A quanto apprende l'Adnkronos, sarebbe stato individuato inoltre un nuovo caso di coronavirus presso l'Ospedale Civile di Cremona. Si tratterebbe di un paziente ricoverato da 5 giorni nel reparto di pneumologia. Salgono così a 18 i casi accertati in Italia, due in Veneto -con il primo decesso nel nostro Paese - e 16 in Lombardia.

L'assessore al Welfare della Regione Lombardia, Giulio Gallera ha spiegato che sono risultati positivi "cinque operatori sanitari dell'Ospedale di Codogno e tre pazienti".

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I primi sei contagiati dunque sono il 38enne ('paziente 1'), sua moglie e il ragazzo che fa parte dello stesso gruppo podistico. Le altre tre persone, tutte di età più avanzata, frequentavano lo stesso bar anche dal padre del podista. Il presidente Attilio Fontana e il ministro della Salute Roberto Speranza hanno firmato un'ordinanza con misure molto precise che riguardano l'area in cui abitano e si spostano le persone che sono state individuate come positive. I comuni sono: Codogno, Castiglione d'Adda, Casalpusterlengo, Maleo, Fombio, Bertonico, Castelgerundo, Terranova dei Passerini, Somaglia e San Fiorano.

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CONTE - Sono state prese "tutte le misure di massima precauzione". Lo ha scandito il presidente del Consiglio al termine del summit sull'emergenza coronavirus cui ha partecipato nella notte tra venerdì e sabato, nella sede del Comitato operativo della Protezione Civile. Conte ha poi sottolineato che quelle adottate in Italia sono "misure di livello massimo anche comparativamente rispetto ad altri Paesi, anche Paesi a noi vicini". Conte ha sottolineato la necessità di "mantenere un costante monitoraggio" e la possibilità di "rivedere queste misure per incrementarne ancora di più l'efficacia", "ove necessario". Conte ha poi affermato che è stato fatto tutto il necessario "per isolare e mettere in quarantena le persone venute in contatto con i casi certificati positivi".

"Eravamo preparati a questa evenienza, trattandosi di agenti virali che sono facilmente trasmissibili" aveva detto qualche ora prima a margine del Consiglio Europeo a Bruxelles. In Italia "la situazione è sotto controllo". "Avevamo predisposto un piano, lo stiamo attuando. La popolazione non deve essere preoccupata. Adotteremo sempre misure più severe, più rigorose e di massima precauzione".

Al momento una sospensione della libertà di circolazione, prevista dagli accordi di Schengen non è "necessaria", ha detto il premier, ma se in futuro dovesse servire a mantenere la "soglia di massima precauzione", allora non è escluso che possa essere considerata". "Se si dovesse creare la necessità, per mantenere la soglia di massima precauzione, noi siamo disponibili a qualsiasi misura, perché il nostro obiettivo è tutelare la salute dei cittadini".

SPERANZA - "Il servizio sanitario nazionale è all'altezza della sfida" ha detto il ministro della Salute Roberto Speranza all'uscita dal summit sull'emergenza Coronavirus tenutosi nella sede della Protezione Civile. Speranza ha sottolineato che è stato fatto un "accurato lavoro di screening per selezionare chi ha avuto contatti stretti con i contagiati", specificando che sono in corso le verifiche del caso su tutti. Questa la modalità di intervento indicata da Speranza come "più efficace" per contenere la diffusione del virus.

"L'obiettivo essenziale è circoscrivere l'area del cluster epidemico". Speranza ha spiegato che "ora si tratta di attuare il piano che avevamo predisposto" con un'ordinanza a doppia firma del ministero della Salute Regione Lombardia" e "con la condivisione totale del commissario Angelo Borrelli" che prevede "la sospensione delle attività commerciali, escluse quelle di pubblica utilità, delle attività lavorative nelle aziende, favorendo il telelavoro, la sospensione della attività ludiche e di quelle educative dell'infanzia". Il ministro ha garantito che "saremo a lavoro 24 ore su 24. Ma tutte le decisione potranno essere continuamente aggiornate", rispetto agli accadimenti.

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ZAIA - Sabato ''alle 9, ci sarà una nuova riunione in Protezione civile. Noi saremo in conference call. Spero vivamente che tutto quello che stiamo facendo per contrastare l'emergenza si riveli una bella esercitazione, senza risvolti gravi''. Così, all'Adnkronos, il governatore del Veneto Luca Zaia, alle prese con misure straordinarie dopo il primo morto in Italia di coronavirus: Adriano Trevisan, 78enne, deceduto all'ospedale di Schiavonia. Lì ''svuoteremo l'ospedale - spiega Zaia - dimettendo progressivamente i pazienti, impiegheremo 5-6 giorni, mentre i cronici verranno trasferiti in altri nosocomi. Apriremo un campo della protezione civile, in via precauzionale. E stiamo indagando sulla vita dei due anziani: giocavano a carte, non avevano contatti con la Cina, nemmeno in fotocopia. Insomma, il quadro è inquietante e dobbiamo fare chiarezza. Abbiamo adottato misure drastiche, qualcuno può considerarle anche esagerate ma non mi interessa: prevenire è meglio che curare. Oltre ai bar, alle scuole, agli esercizi commerciali chiuderemo anche la chiesa di Vo' Euganeo''. La riunione in protezione civile inizierà a partire dalle 9, il premier Giuseppe Conte prenderà parte all'appuntamento a partire da mezzogiorno.

IL PRIMO CASO - Il primo caso, risultato positivo al nuovo coronavirus all'ospedale di Codogno in provincia di Lodi, è quello di un 38enne che, dopo essere stato ricoverato nel locale ospedale, è stato trasferito al Sacco di Milano, dove si trova anche la moglie, positiva ai test. L'uomo è in gravi condizioni. La prognosi è riservata.

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PRIMI SINTOMI - Il paziente in prognosi riservata "ha mostrato i primi sintomi il giorno 15 febbraio. Si è recato al pronto soccorso di Codogno il giorno 18". Il paziente "aveva lamentato uno stato febbrile. E' stato alcune ore in pronto soccorso ed è stato rimandato a casa. Dopo alcune ore è peggiorato e quindi è tornato al pronto soccorso. In quel momento è stato ricoverato e la sua condizione è degenerata velocemente. E quando è stato portato in terapia intensiva, di fronte alle insistenti domande, la moglie ha ricordato che, i primi di febbraio, ha avuto degli incontri con un suo amico che tornava da un viaggio in Cina. Da lì abbiamo fatto i tamponi".

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ISS: "NON SI ESCLUDONO ALTRI CASI IN AREE DIFFERENTI" - "Non è detto che non possano esserci altri casi, anche in aree diverse". Lo ha detto all'Adnkronos Salute Giovanni Rezza, direttore del dipartimento di Malattie infettive dell'Istituto superiore di sanità (Iss), precisando che al momento i casi in Veneto sono ancora sospetti. "E potrebbero non essere legati al focolaio lombardo".

Nella nota che conferma la positività del paziente ricoverato a Codogno l'Istituto superiore di sanità evidenzia: "Un focolaio analogo a quello registrato si era verificato già in Germania ed è stato contenuto in tempi relativamente brevi. Le misure di controllo adottate dal ministero della Salute che prevedono oltre all'isolamento ospedaliero dei casi e alla quarantena dei contatti, anche misure di distanziamento sociale nelle zone colpite, sono tra le più restrittive in caso di epidemia". "Una priorità è rappresentata dalla individuazione della fonte d'infezione sulla quale però non c’è ancora certezza. Da questo dipenderà anche la necessità di eventuali ulteriori misure - conclude la nota - Il livello di allerta e molto alto e le autorità locali hanno già attuato importanti indagini e misure di controllo in collaborazione con tutte le Istituzioni coinvolte".

NEGATIVO MANAGER RIENTRATO DALLA CINA - L'uomo rientrato dalla Cina, un manager della Mae spa di Fiorenzuola d'Arda con cui il 38enne ricoverato a Codogno ha cenato più volte, "è negativo" al nuovo coronavirus, ha spiegato in conferenza stampa Giulio Gallera, assessore al Welfare della Regione Lombardia. Il cosiddetto caso indice è ricoverato al Sacco di Milano. Le indagini tuttavia proseguono: "A un certo punto il virus viene eliminato e il test potrebbe non rilevarlo più", ha precisato infatti l'assessore. Per questo, materiale biologico è stato "inviato all'Istituto superiore della sanità per la ricerca degli anticorpi". Quanto alla moglie del paziente, che è un'insegnante, "è in maternità. Non sta lavorando" ha precisato la Regione Lombardia.

I CONTAGIATI - Sono quattro al momento, a quanto risulta, i pazienti ricoverati all'ospedale Sacco di Milano. Oltre alla moglie del 38enne in Terapia intensiva per coronavirus e alla persona rientrata dalla Cina con cui ha avuto ripetuti contatti, al momento negativa, ci sono il podista a contatto stretto del 38enne (positivo) e il medico della coppia, per il quale non si conosce la positività o meno al patogeno. Altri tre pazienti positivi trasferiti da Codogno tra cui il 38enne.

Sono quattro gli abitanti di Castiglione d'Adda, in provincia di Lodi, fra i sei contagiati da coronavirus. Di questi "tre sono pensionati, mentre uno no". Lo ha detto il sindaco di Castiglione d'Adda, Costantino Pesatori, in Regione Lombardia.

250 I CONTATTI IDENTIFICATI E IN ISOLAMENTO- I camici bianchi sono al lavoro per ricostruire la rete di contatti del 38enne. L'uomo, stando a quanto apprende l'Adnkronos, prima di essere ricoverato ha giocato a calcio con la squadra del bar Picchio di Castiglione d'Adda e partecipato a un corso della Croce Rossa sabato mattina.

Il 38enne positivo coronavirus il 2 febbraio scorso aveva preso parte a una gara podistica a Santa Margherita ligure ed esattamente una settimana dopo, il 9 febbraio, aveva partecipato a un'altra gara a Sant'Angelo Lodigiano. "Il ragazzo fa parte del nostro gruppo, siamo molto preoccupati per lui" ha detto all'Adnkronos il presidente del gruppo podistico Codogno '82, Carlo Benuzzi. "Siamo venuti alla mezza maratona delle Due perle a Santa Margherita Ligure lo scorso 2 febbraio, ha corso con me, stava bene, c'era anche sua moglie, abbiamo corso insieme domenica 9 mentre il 16 non si è presentato a correre". "Da sabato 15 in avanti sembra che abbia cominciato ad avere qualche linea di febbre -prosegue Benuzzi- ci sentiamo da giovedì costantemente, nessun altro del gruppo ha manifestato nessun problema. Siamo 130 in tutto ma non tutti partecipano"."Per il resto del gruppo stiamo tutti bene, abbiamo contattato la sanità in Lombardia e verranno a fare un tampone. Ho fornito una lista di circa 40 persone del nostro gruppo podistico che sono state in contatto con lui negli ultimi 15 giorni". "Aspettiamo di fare questi esami -ha aggiunto il presidente del gruppo podistico- ci devono contattare e avvisare. A Codogno è tutto chiuso".

In tutto sono circa 250 le persone identificate come contatti dei casi positivi al nuovo coronavirus nel lodigiano, in isolamento e alle quali verrà fatto o già è stato fatto il tampone. "Abbiamo 149 persone che sono contatti del 38enne ricoverato a Codogno tra infermieri, parenti e conoscenti - ha detto Gallera - Poi ci sono coloro che lavorano con lui in azienda e hanno avuto un contatto diretto, e ancora gli appartenenti alle attività sportive da lui frequentate. Si parla di centinaia di persone", ma il numero potrebbe crescere via via che si ricostruiscono le reti di contatti.

Sarebbe in buone condizioni, ma monitorato il medico di famiglia che aveva visitato lunedì il 38enne di Codogno positivo al coronavirus. Il medico, che ha meno di 60 anni e ha il suo ambulatorio a Castiglione d'Adda (vicino a Codogno), "era stato messo in quarantena, in quanto contatto del paziente positivo al virus, ma nel pomeriggio di venerdì è stato ricoverato", ha detto Massimo Vajani, presidente dell'Ordine dei medici della provincia di Lodi. Il medico sarebbe ora all'ospedale Sacco di Milano.

"STATE A CASA" - A Codogno il pronto soccorso è stato subito chiuso a scopo precauzionale. "I reparti interessati dagli accertamenti sono anche la terapia intensiva e la medicina interna - ha riferito Gallera - mentre gli altri funzionano normalmente". All'ospedale di Codogno è entrata in azione una squadra per la disinfezione degli ambienti. Inoltre, "in via prudenziale oggi diciamo a tutti i cittadini dei comuni coinvolti", Castiglione d'Adda, Codogno e Casalpusterlengo, "di rimanere a casa da scuole e attività pubbliche" ha detto l'assessore. "Oggi in via precauzionale abbiamo sospeso anche la messa serale. Aspettiamo notizie dalla Curia per quanto riguarda le prossime celebrazioni" ha detto all'Adnkronos il sacerdote della parrocchia di Santa Francesca Cabrini nel quartiere San Biagio, a Codogno.

Dando seguito all'ordinanza emessa da Regione Lombardia che indica ''l'interdizione dei mezzi pubblici'' dalla giornata di sabato 22 febbraio, annuncia TreNord, i treni non effettueranno fermata nelle stazioni di Codogno, Maleo e Casalpusterlengo.

Per Vo' Euganeo, ha annunciato Francesca Russo della direzione dell'Ulss 6 Euganea, "si è decisa con ordinanza la sospensione di tutte le manifestazioni pubbliche, delle attività commerciali e lavorative, sportive, ludiche e la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado. Vietate anche le fermate dei mezzi pubblici e deciso l'avvio dello screening a tutta la popolazione".

UNILEVER - E' risultata negativa al coronavirus la paziente, ricoverata nel reparto di malattie infettive dell'ospedale di Piacenza, collega del primo paziente risultato positivo, dipendente dell'Unilever di Lodi. Il tampone, analizzato presso il laboratorio di riferimento regionale del Sant'Orsola di Bologna, ha confermato infatti che la donna non ha contratto il virus. E' il secondo test negativo dopo quello del dipendente della Mae spa di Fiorenzuola d'Arda (Piacenza), attualmente isolato all'ospedale Sacco di Milano. Nonostante l'esito negativo che attesta l'assenza di infettività, secondo il principio della massima precauzione, sono in corso ulteriori ricerche per capire se il paziente può essere risultato infetti nei giorni passati. Resta intanto in isolamento domiciliare volontario l'infermiere triagista piacentino che ha accolto il primo paziente compito al Pronto Soccorso di Codogno (Lodi): vive solo e, benché asintomatico, gli è stato eseguito il tampone. La sanità pubblica regionale, in via precauzionale, ha già contattato 70 dipendenti della Mae spa per i quali è ritenuta necessaria un'ulteriore verifica perché valutati potenzialmente a rischio.

Intanto sono stati rimandati a casa i dipendenti dell'Unilever, trattenuti nella sede dell'azienda a Casalpusterlengo, in provincia di Lodi, per effettuare i tamponi per verificare eventuali nuovi contagi da coronavirus. Lo dice all'Adnkronos un dipendente della multinazionale, che preferisce restare anonimo. "Siamo stati rimandati a casa in attesa degli esiti degli esami che ci hanno fatto. Ci hanno raccomandato di applicare alcune misure di cautela verso i nostri familiari, come non dormire nello stesso letto con la propria moglie", spiega. "Siamo molto più sollevati, abbiamo tirato un sospiro di sollievo. Siamo quasi tutti asintomatici, ma dobbiamo aspettare gli esiti degli esami", che dovrebbero arrivare fra domani e domenica. Prima dell'esecuzione del tampone, continua, "siamo stati sottoposti a un questionario e a un breve colloquio, per capire che tipo di contatto avevamo avuto con il nostro collega ricoverato". Dai primi contatti con il manager 38enne ricoverato "sono già passati dai 7 ai 9 giorni" e per le finestra di rischio di incubazione del virus fissata in 14 giorni "abbiamo ancora qualche giorno da aspettare".

Le linee produttive dello stabilimento di Unilever di Casalpusterlengo, in provincia di Lodi, non riapriranno prima di lunedì pomeriggio, mentre l'unità di Ricerca e Sviluppo, dove lavorava il 38enne ricoverato dopo essere stato contagiato da coronavirus, "sicuramente non prima di mercoledì prossimo". E' quanto spiega all'Adnkronos un dipendente della multinazionale, che preferisce restare anonimo. Dopo aver trattenuto nello stabilimento circa 160 dipendenti per effettuare la prova tampone per verificare nuovi casi, i dipendenti sono stati rimandati a casa. Gli esiti degli esami arriveranno fra sabato e domenica.

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CODOGNO 'CHIUDE' - A Codogno sono stati chiusi in via precauzionale tutti i bar e ristoranti che distribuiscono bevande. Così l'assessore ai lavori pubblici del comune di Codogno, Severino Giovannini, ha spiegato il senso dell'ordinanza del Comune. "Per i cittadini resta valido l'invito a restare a casa - ha aggiunto l'assessore - E' inutile creare allarmismi, seguiamo le indicazioni dell'assessore Gallera. Noi siamo pronti a intervenire e fare quello che deve essere fatto". "Le scuole stanno chiudendo - ha detto ancora l'assessore - alcuni genitori sono andati a prendere i bambini prima nel panico generale ma non serviva". Adesso, ha spiegato, "facciamo riferimento a quello che dice Gallera. Stanno facendo riunioni su riunioni quindi vedremo". Il sindaco di Codogno Francesco Passerini ha inoltre disposto con un'ordinanza la chiusura immediata di tutti gli uffici comunali fino al 22 febbraio prossimo.

Anche il Comune di Castiglione D'Adda ha pubblicato un avviso in cui comunica che "gli Uffici Comunali e la Biblioteca Comunale, a causa di emergenza sanitaria, saranno chiusi al pubblico nella giornata di sabato 22 febbraio 2020". In paese, ha detto il sindaco Costantino Pesatori, le strade sono "vuote" e "c'è un clima di preoccupazione".

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VESCOVO LODI RIMANDA PARTENZA - ''Ero in procinto di partire per Bari, quale membro della Commissione Cei per l'ecumenismo e il dialogo interreligioso, ma è doveroso rimanere con la comunità diocesana, che tutta si unisce spiritualmente a Papa Francesco e ai vescovi delle Chiese che si affacciano sul Mediterraneo nell'importante evento, invocando accoglienza e condivisione reciproche nel perseguimento della sicurezza e della pace per tutti i popoli. Ma anche supplicando con fede il Signore affinché sostenga l'umanità intera nella lotta per fronteggiare questa nuova calamità''. E' quanto afferma al Sir, il servizio di informazione religiosa della Cei, monsignor Maurizio Malvestiti. ''La diocesi è in contatto con le competenti autorità pubbliche al fine di applicare responsabilmente tutte le disposizioni di protezione, che saranno emanate per le comunità direttamente interessate, e quelle di preventiva cautela che riguarderanno l'intero territorio'', assicura il vescovo di Lodi, che stasera celebrerà una messa nella cripta della cattedrale, presso le reliquie di san Bassiano, ''fiducioso nella sua intercessione e in quella della Madre di Dio, per tutti gli ammalati, gli operatori sanitari, i volontari e le pubbliche istanze tanto impegnate nella lotta all'epidemia, cominciando dai fratelli e dalle sorelle della Cina''.

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